C'è una domanda che attraversa la storia della filosofia fin dalle sue origini, e che riemerge ogni volta che ci si occupa seriamente di educazione: cosa significa davvero sapere qualcosa? Platone, nel Menone, fa dire a Socrate che la conoscenza vera non è opinione corretta per caso, ma opinione
radicata in una comprensione delle cause — un sapere che, proprio per questo, resta stabile e si può trasferire da un caso all'altro. La conoscenza che si esaurisce nella ripetizione di una formula, per Platone, non è ancora episteme: è opinione, doxa, per quanto corretta possa apparire nel singolo momento.
È da questa distinzione, tanto antica quanto attuale, che nasce SquizzySchool, un'applicazione di quiz per l'area della filosofia e delle scienze umane, pensata per la scuola superiore.
Una scelta editoriale, non solo tecnica
La costruzione dei quiz segue un principio semplice da enunciare e più impegnativo da mantenere: nessuna domanda verte su date, nomi o dettagli mnemonici. Ogni quesito verifica invece la comprensione di un concetto — il suo funzionamento interno, la ragione per cui è stato formulato in quel modo, la sua capacità di illuminare un caso non ancora incontrato.
Non è un dettaglio tecnico: è la stessa scommessa di chi crede che la filosofia non si insegni per accumulo di informazioni, ma per formazione di uno sguardo capace di orientarsi anche di fronte a ciò che non ha ancora un nome.
Un registro leggero per un contenuto serio
L'interfaccia, in stile fumetto, con livelli, sfide e punteggi, non è una concessione al facile intrattenimento: è un tentativo di rendere percorribile — soprattutto per un pubblico adolescente — un accesso che altrimenti rischia di apparire ostico prima ancora di essere esplorato. La leggerezza della forma è dichiarata, non ironica: resta lo strumento, cambia solo la soglia d'ingresso.
Il progetto è agli inizi e crescerà nel tempo, una disciplina dopo l'altra. Chi volesse esplorarlo trova il link nella colonna laterale del blog.
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