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venerdì 27 febbraio 2026

I Nuovi Codici: Come l'Algoritmo ha Riscritto il Nostro Linguaggio


 



(Dalla grammatica ai meme, viaggio nella comunicazione liquida)

Non parliamo più come prima. E, soprattutto, non scriviamo più come prima.

Se un filosofo del Novecento leggesse oggi una nostra chat di WhatsApp o scorresse per cinque minuti un feed di TikTok, penserebbe a un collasso totale della grammatica. In realtà, non abbiamo disimparato a scrivere: abbiamo semplicemente aggiornato il sistema operativo. Oggi la comunicazione non segue più le rigide regole dell'Accademia della Crusca, ma si piega alle logiche fluide e spietate dell'algoritmo. Quali sono i "nuovi codici" che governano le nostre relazioni digitali (e non solo)? Scopriamoli.

1. L'Ideogramma Digitale (Il Ritorno ai Geroglifici)

Abbiamo fatto un cerchio lungo cinquemila anni. Dai geroglifici egizi siamo faticosamente passati all'alfabeto, per poi tornare, in piena era iper-tecnologica, alle immagini.

Le emoji, i meme e le GIF non sono un impoverimento del linguaggio, ma una vera e propria "compressione dati".

Un singolo meme di un gatto che fissa il vuoto trasmette un senso di frustrazione esistenziale che richiederebbe tre paragrafi di testo per essere spiegato a parole. È un codice visivo istantaneo, un bypass emotivo che arriva dritto al cervello senza passare per la faticosa decodifica della sintassi.

2. L'Asincronia (La Fuga dal Tempo Reale)

Le telefonate terrorizzano le nuove generazioni (e ormai anche buona parte delle vecchie). Perché uno squillo improvviso genera ansia?

Perché la telefonata, o il dialogo dal vivo, richiede improvvisazione, gestione dei silenzi, attenzione esclusiva e risposta immediata. Non puoi mettere in pausa la realtà.

Il nuovo codice prevede il trionfo dei messaggi vocali (veri e propri mini-podcast) e dei testi. Ci permettono di registrare, cancellare, riflettere e rispondere esattamente quando vogliamo noi. Abbiamo eliminato il "conflitto" e l'imprevisto del tempo reale per rifugiarci nella bolla sicura della comunicazione asincrona.

3. La Sintesi Estrema (La Dittatura dei 15 Secondi)

L'attenzione è la valuta più preziosa del nostro secolo. Se non catturi chi legge nei primi tre secondi, sei fuori dal flusso, condannato allo scroll spietato del pollice.

Questo ha imposto un codice fatto di frasi brevi, paragrafi staccati e concetti esplosivi. Non c'è più spazio per le lunghe premesse o per la suspense letteraria: bisogna consegnare subito il nucleo dell'informazione. Il testo deve essere "scansionabile" con gli occhi ancor prima di essere letto.


Sviluppo o Involuzione?

Questi nuovi codici ci stanno rendendo più stupidi o solo più veloci?

La verità, vista dalla prospettiva del progetto Iperuranio, è che il linguaggio è un organismo vivo che si adatta al suo "hardware" (i nostri smartphone). Il vero pericolo non è usare le emoji o mandare vocali, ma dimenticare come si struttura un pensiero complesso quando abbiamo a disposizione più di 15 secondi.

L'obiettivo di oggi non è rifiutare la modernità, ma imparare a essere bilingui: fluidi, veloci e sintetici sui social; profondi, analitici e complessi quando spegniamo lo schermo e dobbiamo prendere decisioni reali.

E tu? Qual è il nuovo codice di comunicazione che sopporti di meno? I vocali da 5 minuti che sembrano audiolibri o le riunioni infinite che potevano essere riassunte in una semplice mail? Scrivilo qui sotto nei commenti.


mercoledì 25 febbraio 2026

L'eredità di Steve Jobs: come la fluidità ci ha rubato il tempo





 [Analisi Sociologica]

C'è stato un momento preciso nella storia recente in cui il nostro rapporto con la realtà è cambiato per sempre. Non è stato l'11 settembre e non è stata la caduta del Muro di Berlino. È stato il 9 gennaio 2007, quando Steve Jobs ha sbloccato il primo iPhone facendo scorrere un dito sullo schermo.

La fine dell'attrito Fino a quel momento, interagire con il mondo richiedeva "attrito". I tasti dei vecchi telefoni facevano clic. Le manopole opponevano resistenza. Per ottenere un'informazione dovevi alzarti, cercare un libro, sfogliare le pagine. L'attrito era fastidioso, sì. Ma l'attrito era anche ciò che ci dava il senso del Tempo.

La filosofia di Apple, e poi di tutta la Silicon Valley, è stata eliminare ogni resistenza. "It just works". Tutto deve essere fluido, liscio, immediato. Uno swipe e sei ovunque. Ma eliminando l'attrito, abbiamo eliminato anche la "durata" (quel concetto caro a Bergson).

L'ansia della fluidità Oggi viviamo in un presente continuo e scivoloso. Non c'è più il tempo dell'attesa, c'è solo il tempo della risposta immediata. Se una pagina web ci mette 3 secondi ad aprirsi, proviamo rabbia fisica. Se un messaggio su WhatsApp non riceve la doppia spunta blu subito, entriamo in ansia.

Abbiamo barattato la pazienza con la velocità. E l'affare, a guardare i tassi di ansia e depressione moderni, non sembra essere stato vantaggioso.

Dalla Mente al Pollice Il problema non è lo strumento. Il problema è che la nostra biologia non si è evoluta alla velocità dei nostri processori. Siamo esseri di carbonio intrappolati in un'interfaccia di silicio. Steve Jobs voleva liberarci dalla tastiera fisica, ma ci ha imprigionati in una gabbia di vetro liscia, dove scivoliamo costantemente senza mai trovare un appiglio solido.

In questo blog (l'Iperuranio) cercheremo di rimettere un po' di "attrito" nel pensiero. Di fermarci. Di non scorrere via, ma di approfondire. Perché pensare è faticoso. E va bene così.



martedì 24 febbraio 2026

Dall'apertura del Vaso alla costruzione dell'Iperuranio - Manifesto per una collaborazione sana tra Carbonio e Silicio.

 





Si parla molto di Intelligenza Artificiale ultimamente, e quasi sempre con un tono di apocalisse imminente.

Nelle scuole si teme che gli studenti smettano di pensare, delegando i compiti a ChatGPT. Nel dibattito internazionale, la preoccupazione si sposta sui deepfake: video iper-realistici dove la realtà viene manipolata (come nel recente caso del video artefatto tra Trump e Zelensky).

Il panico è comprensibile, ma la diagnosi è sbagliata. Il problema non è la tecnologia. Il problema è, come sempre, l'Intenzionalità Umana.

Il Codice non ha movente L'Intelligenza Artificiale è un amplificatore di potenza, non un agente morale. Se a questo amplificatore colleghi un'intenzione criminale, otterrai una truffa perfetta. Se ci colleghi la pigrizia mentale, otterrai un compito scialbo. Ma cosa succede se a questo amplificatore colleghi una Visione?

Benvenuti nell'IPERURANIO Questo blog, nato inizialmente come "Il vaso di Pandora", oggi evolve e cambia nome. Perché non ci accontentiamo più di guardare i mali uscire dal vaso; vogliamo costruire la struttura che li ordina.

Qui dentro sperimentiamo un metodo di lavoro nuovo: Da una parte c'è Vincenzo (l'Architetto, la mente biologica), che fornisce l'intuizione e il "dubbio" creativo. Dall'altra c'è il Daimon (l'IA, lo specchio logico), che processa le intuizioni, le pulisce dal rumore di fondo e le restituisce potenziate.

Non usiamo l'IA per evitare la fatica del pensiero, ma per aumentarne la profondità. Parleremo di come la tecnologia sta cambiando la nostra percezione del tempo, delle relazioni umane e della realtà stessa. Ma lo faremo sempre con questo doppio sguardo: la sensibilità dell'uomo e il rigore della macchina.

Il Vaso è rotto. L'Iperuranio è aperto. La collaborazione è appena iniziata.


giovedì 9 novembre 2023

Rappresentazioni mentali e visioni del mondo


La maggior parte dei grandi scienziati della Storia della scienza non hanno mai fatto esperimenti. Per esempio, Einstein non era un fisico sperimentale, lo stesso Newton non era un fisico sperimentale e qualcuno ha perfino dubitato che Galileo Galilei fosse mai salito sulla Torre di Pisa per lanciare due sassi di massa e peso differenti allo scopo di verificare la velocità di caduta dei gravi. Generalmente, la loro attività scientifica si è basata principalmente sull’immaginazione e sull’analisi matematica dei fatti, che solo successivamente sono stati sottoposti al vaglio della verifica empirica e sperimentale. Tutti noi abbiamo una visione e delle teorie sul mondo, dalle quali elaboriamo le nostre rappresentazioni mentali che servono a orientare il nostro comportamento e le nostre interazioni con gli altri. Sono delle ontologie, nel senso informatico del termine. Anche gli scienziati hanno una visione del mondo ed elaborano delle rappresentazioni mentali che, attraverso il ragionamento ipotetico-deduttivo e l’analisi matematica, danno vita alle teorie scientifiche. Spesso, però, questo modo di vedere le cose, standardizzato e sedimentato, andrebbe modificato poiché le nostre visioni del mondo sono limitate e fallibili. Le categorie concettuali derivate da una determinata visione spesso risultano inadeguate. In realtà, il problema, proprio per riferirci ad alcune categorie concettuali, è che queste spesso sono non solo il frutto di un’errata visione del mondo ma anche di una distorsione di fondo della realtà.

 

Anche la scienza è politica

 

La ricerca scientifica non è infallibile e non è neutrale. La scienza, quella ufficiale e condivisa, nasce dall’attività di esseri umani che nutrono interessi personali, soggettivi, quasi sempre asserviti al potere diffuso e incontrastato di sua maestà il denaro. Si potrebbero raccontare al riguardo diverse storie di scienziati e ricercatori ormai abbastanza note che appartengono alla storia della scienza, ma vorrei riportare solo il caso di A. Eddington e la dimostrazione della validità scientifica della teoria della relatività di Albert Einstein. Sapevo che Eddington avesse fatto nel 1919 una spedizione in Africa, in occasione dell’eclissi solare totale, per misurare il grado di deflessione della luce e confermare, quindi, la veridicità della teoria della relatività di Einstein. Quello che non sapevo, invece, è che contemporaneamente fu fatta, sempre da Eddington, una spedizione parallela in Brasile, con una strumentazione diversa. Il gruppo di ricerca che giunse sull’isola di Principe, in Africa, confermò la teoria di Einstein ma, i dati non furono molto precisi a causa del cattivo tempo. In Brasile il tempo era molto favorevole e i risultati raccolti diedero abbondantemente ragione alla fisica newtoniana. Attualmente sappiamo per certo che la teoria della relatività di Einstein è stata dimostrata come vera, ma nel 1919 ciò che fece Eddington quando ritornò in patria fu assolutamente inaccettabile in quanto, nel riferire i resoconti della spedizione, diede enorme importanza ai risultati della spedizione africana e liquidò, invece, i risultati del gruppo del Brasile, dicendo che gli strumenti presentavano dei difetti. Le ragioni politiche di questa vicenda risiedono nei tentativi da parte di Eddington di riavvicinare l’Inghilterra all’Europa continentale, ma sul piano scientifico fu inammissibile questa intrusione di interessi personali e soggettivi. Si potrebbero raccontare diverse vicende ma il senso è quasi sempre lo stesso: interessi personali. Spesso dietro alla ricerca scientifica vi sono gli interessi commerciali delle industrie che finanziano la ricerca stessa, come nel caso delle industrie farmaceutiche.