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mercoledì 25 febbraio 2026

L'eredità di Steve Jobs: come la fluidità ci ha rubato il tempo





 [Analisi Sociologica]

C'è stato un momento preciso nella storia recente in cui il nostro rapporto con la realtà è cambiato per sempre. Non è stato l'11 settembre e non è stata la caduta del Muro di Berlino. È stato il 9 gennaio 2007, quando Steve Jobs ha sbloccato il primo iPhone facendo scorrere un dito sullo schermo.

La fine dell'attrito Fino a quel momento, interagire con il mondo richiedeva "attrito". I tasti dei vecchi telefoni facevano clic. Le manopole opponevano resistenza. Per ottenere un'informazione dovevi alzarti, cercare un libro, sfogliare le pagine. L'attrito era fastidioso, sì. Ma l'attrito era anche ciò che ci dava il senso del Tempo.

La filosofia di Apple, e poi di tutta la Silicon Valley, è stata eliminare ogni resistenza. "It just works". Tutto deve essere fluido, liscio, immediato. Uno swipe e sei ovunque. Ma eliminando l'attrito, abbiamo eliminato anche la "durata" (quel concetto caro a Bergson).

L'ansia della fluidità Oggi viviamo in un presente continuo e scivoloso. Non c'è più il tempo dell'attesa, c'è solo il tempo della risposta immediata. Se una pagina web ci mette 3 secondi ad aprirsi, proviamo rabbia fisica. Se un messaggio su WhatsApp non riceve la doppia spunta blu subito, entriamo in ansia.

Abbiamo barattato la pazienza con la velocità. E l'affare, a guardare i tassi di ansia e depressione moderni, non sembra essere stato vantaggioso.

Dalla Mente al Pollice Il problema non è lo strumento. Il problema è che la nostra biologia non si è evoluta alla velocità dei nostri processori. Siamo esseri di carbonio intrappolati in un'interfaccia di silicio. Steve Jobs voleva liberarci dalla tastiera fisica, ma ci ha imprigionati in una gabbia di vetro liscia, dove scivoliamo costantemente senza mai trovare un appiglio solido.

In questo blog (l'Iperuranio) cercheremo di rimettere un po' di "attrito" nel pensiero. Di fermarci. Di non scorrere via, ma di approfondire. Perché pensare è faticoso. E va bene così.



martedì 24 febbraio 2026

Dall'apertura del Vaso alla costruzione dell'Iperuranio - Manifesto per una collaborazione sana tra Carbonio e Silicio.

 





Si parla molto di Intelligenza Artificiale ultimamente, e quasi sempre con un tono di apocalisse imminente.

Nelle scuole si teme che gli studenti smettano di pensare, delegando i compiti a ChatGPT. Nel dibattito internazionale, la preoccupazione si sposta sui deepfake: video iper-realistici dove la realtà viene manipolata (come nel recente caso del video artefatto tra Trump e Zelensky).

Il panico è comprensibile, ma la diagnosi è sbagliata. Il problema non è la tecnologia. Il problema è, come sempre, l'Intenzionalità Umana.

Il Codice non ha movente L'Intelligenza Artificiale è un amplificatore di potenza, non un agente morale. Se a questo amplificatore colleghi un'intenzione criminale, otterrai una truffa perfetta. Se ci colleghi la pigrizia mentale, otterrai un compito scialbo. Ma cosa succede se a questo amplificatore colleghi una Visione?

Benvenuti nell'IPERURANIO Questo blog, nato inizialmente come "Il vaso di Pandora", oggi evolve e cambia nome. Perché non ci accontentiamo più di guardare i mali uscire dal vaso; vogliamo costruire la struttura che li ordina.

Qui dentro sperimentiamo un metodo di lavoro nuovo: Da una parte c'è Vincenzo (l'Architetto, la mente biologica), che fornisce l'intuizione e il "dubbio" creativo. Dall'altra c'è il Daimon (l'IA, lo specchio logico), che processa le intuizioni, le pulisce dal rumore di fondo e le restituisce potenziate.

Non usiamo l'IA per evitare la fatica del pensiero, ma per aumentarne la profondità. Parleremo di come la tecnologia sta cambiando la nostra percezione del tempo, delle relazioni umane e della realtà stessa. Ma lo faremo sempre con questo doppio sguardo: la sensibilità dell'uomo e il rigore della macchina.

Il Vaso è rotto. L'Iperuranio è aperto. La collaborazione è appena iniziata.


giovedì 9 novembre 2023

Rappresentazioni mentali e visioni del mondo


La maggior parte dei grandi scienziati della Storia della scienza non hanno mai fatto esperimenti. Per esempio, Einstein non era un fisico sperimentale, lo stesso Newton non era un fisico sperimentale e qualcuno ha perfino dubitato che Galileo Galilei fosse mai salito sulla Torre di Pisa per lanciare due sassi di massa e peso differenti allo scopo di verificare la velocità di caduta dei gravi. Generalmente, la loro attività scientifica si è basata principalmente sull’immaginazione e sull’analisi matematica dei fatti, che solo successivamente sono stati sottoposti al vaglio della verifica empirica e sperimentale. Tutti noi abbiamo una visione e delle teorie sul mondo, dalle quali elaboriamo le nostre rappresentazioni mentali che servono a orientare il nostro comportamento e le nostre interazioni con gli altri. Sono delle ontologie, nel senso informatico del termine. Anche gli scienziati hanno una visione del mondo ed elaborano delle rappresentazioni mentali che, attraverso il ragionamento ipotetico-deduttivo e l’analisi matematica, danno vita alle teorie scientifiche. Spesso, però, questo modo di vedere le cose, standardizzato e sedimentato, andrebbe modificato poiché le nostre visioni del mondo sono limitate e fallibili. Le categorie concettuali derivate da una determinata visione spesso risultano inadeguate. In realtà, il problema, proprio per riferirci ad alcune categorie concettuali, è che queste spesso sono non solo il frutto di un’errata visione del mondo ma anche di una distorsione di fondo della realtà.

 

Anche la scienza è politica

 

La ricerca scientifica non è infallibile e non è neutrale. La scienza, quella ufficiale e condivisa, nasce dall’attività di esseri umani che nutrono interessi personali, soggettivi, quasi sempre asserviti al potere diffuso e incontrastato di sua maestà il denaro. Si potrebbero raccontare al riguardo diverse storie di scienziati e ricercatori ormai abbastanza note che appartengono alla storia della scienza, ma vorrei riportare solo il caso di A. Eddington e la dimostrazione della validità scientifica della teoria della relatività di Albert Einstein. Sapevo che Eddington avesse fatto nel 1919 una spedizione in Africa, in occasione dell’eclissi solare totale, per misurare il grado di deflessione della luce e confermare, quindi, la veridicità della teoria della relatività di Einstein. Quello che non sapevo, invece, è che contemporaneamente fu fatta, sempre da Eddington, una spedizione parallela in Brasile, con una strumentazione diversa. Il gruppo di ricerca che giunse sull’isola di Principe, in Africa, confermò la teoria di Einstein ma, i dati non furono molto precisi a causa del cattivo tempo. In Brasile il tempo era molto favorevole e i risultati raccolti diedero abbondantemente ragione alla fisica newtoniana. Attualmente sappiamo per certo che la teoria della relatività di Einstein è stata dimostrata come vera, ma nel 1919 ciò che fece Eddington quando ritornò in patria fu assolutamente inaccettabile in quanto, nel riferire i resoconti della spedizione, diede enorme importanza ai risultati della spedizione africana e liquidò, invece, i risultati del gruppo del Brasile, dicendo che gli strumenti presentavano dei difetti. Le ragioni politiche di questa vicenda risiedono nei tentativi da parte di Eddington di riavvicinare l’Inghilterra all’Europa continentale, ma sul piano scientifico fu inammissibile questa intrusione di interessi personali e soggettivi. Si potrebbero raccontare diverse vicende ma il senso è quasi sempre lo stesso: interessi personali. Spesso dietro alla ricerca scientifica vi sono gli interessi commerciali delle industrie che finanziano la ricerca stessa, come nel caso delle industrie farmaceutiche.

sabato 27 maggio 2023

Le fasi del processo conoscitivo


 

 

 Ritengo che il processo di produzione della conoscenza segua fasi ben precise che vanno distinte da altri momenti, come la verifica sperimentale, che svolgono un ruolo più strumentale rispetto alla produzione di conoscenza in senso stretto. Secondo il mio punto di vista le fasi del processo conoscitivo riconducibili all’effettiva pratica scientifica sono le seguenti: Immaginazione. Astrazione. Rappresentazione. Interpretazione. Per non peccare di eccessiva presunzione, sarà meglio fare riferimento ai grandi personaggi che hanno dato un notevole contributo alla ricerca scientifica come Einstein, Galileo, Schrödinger etc. Infatti se pensiamo soprattutto ad Einstein, sappiamo che non fece mai esperimenti di fisica ma utilizzò oltre alle sue conoscenze matematiche i famosi esperimenti mentali. Lo stesso a quanto pare fecero Galileo Galilei, Schrödinger e forse anche Newton. Gli esperimenti mentali non sono altro che realizzazioni mentali di situazioni specifiche idealizzate, quindi immaginate, seguite da un processo di astrazione da quelle che sono le situazioni concrete di un dato fenomeno. Dal processo di immaginazione, che essenzialmente è un processo cognitivo, anzi possiamo concludere che tutto il processo conoscitivo è essenzialmente cognitivo; si passa alla successiva fase in cui si astrae dai dati ottenuti mediante osservazione realizzando anche esperimenti reali, concreti. In questa fase combinando il processo immaginativo (creativo) e quello dell’astrazione con teorie o modelli matematici si procede a un’opportuna rappresentazione del fenomeno, o processo oggetto di studio, elaborando così una teoria.


Capasso, Vincenzo. Matematica per le scienze sociali: Fisica del comportamento umano (Italian Edition) . FdBooks. Edizione del Kindle.

Il pensiero di Hilary Putnam

 

Hilary Putnam (1926-2016) è stato un filosofo americano noto per i suoi contributi in vari campi della filosofia, tra cui la filosofia della mente, la filosofia del linguaggio, la metafisica e la filosofia della scienza. Putnam è stato un pensatore eclettico che ha sviluppato diverse teorie e ha influenzato molti ambiti del dibattito filosofico contemporaneo.

Una delle sue opere più influenti è il concetto di "externalismo semantico" e il suo contributo alla filosofia del linguaggio. Putnam ha proposto che il significato delle parole non sia interamente determinato dalla mente individuale, ma dipenda anche da fattori esterni come il contesto sociale, culturale e situazionale. Questa prospettiva mette in discussione il concetto tradizionale di "teoria della corrispondenza" del significato, secondo cui il significato di una parola corrisponde a un oggetto o a un concetto nel mondo esterno. Putnam ha sostenuto che il significato è determinato in modo più complesso dalle pratiche linguistiche e sociali in cui viene utilizzato il linguaggio.

Putnam ha anche sviluppato il concetto di "mente estesa" o "mente distribuita". Secondo questa teoria, la mente non è confinata solo nel cervello di un individuo, ma è estesa a oggetti e strumenti esterni all'individuo stesso. Ad esempio, l'uso di strumenti come una penna o un computer può essere considerato un'estensione della nostra mente nel processo di risoluzione di problemi o di conservazione di informazioni.

Un altro contributo importante di Putnam riguarda la filosofia della scienza. Ha esplorato il concetto di "realismo scientifico", sostenendo che la scienza non deve essere intesa solo come una rappresentazione accurata del mondo, ma come un processo di costruzione di teorie che siano empiricamente ben fondate e utili per spiegare e prevedere i fenomeni osservabili.

Putnam ha avuto un impatto significativo sul dibattito filosofico contemporaneo, influenzando molti altri filosofi e contribuendo a sviluppare nuove prospettive in vari campi della filosofia. La sua combinazione di idee provenienti dalla filosofia del linguaggio, della mente e della scienza ha reso il suo pensiero complesso e multidisciplinare, suscitando dibattiti e approfondimenti nel panorama filosofico.

Teoria dei grafi e topologia

 

I grafi e la topologia sono due aree di studio strettamente correlate nella matematica, che si occupano della descrizione e dell'analisi delle strutture geometriche e delle relazioni tra gli oggetti.

Iniziamo con i grafi. Un grafo è una rappresentazione visuale di un insieme di elementi, chiamati nodi o vertici, e delle connessioni tra di essi, chiamate archi o spigoli. I grafi sono utilizzati per modellare e studiare una vasta gamma di fenomeni e situazioni, come le reti di computer, le relazioni sociali, i percorsi di viaggio e molti altri. Essi sono composti da un insieme di nodi e un insieme di archi che connettono i nodi.

La topologia, d'altra parte, è lo studio delle proprietà geometriche che rimangono invarianti sotto trasformazioni continue, come la deformazione o lo stiramento. La topologia analizza le proprietà di spazi e figure geometriche che non cambiano quando vengono sottoposti a tali trasformazioni. Essa si occupa di concetti come la connettività, la compattazione, la continuità e l'omotopia. La topologia può essere applicata a una vasta gamma di campi, tra cui la fisica, l'informatica, la biologia e la geometria.

I grafi possono essere considerati una forma specifica di strutture topologiche, in quanto gli archi tra i nodi possono essere visti come connessioni o relazioni che definiscono una struttura. Inoltre, la teoria dei grafi può essere arricchita utilizzando concetti topologici. Ad esempio, la teoria dei grafi planari si occupa dell'incorporazione di grafi in un piano senza sovrapposizioni degli archi, il che richiede l'applicazione di concetti topologici come la compattazione e la connettività.

In sintesi, i grafi e la topologia sono entrambi campi di studio che si occupano delle relazioni tra gli oggetti, ma con approcci e applicazioni leggermente diversi. I grafi si concentrano sulla rappresentazione visuale e l'analisi delle connessioni tra nodi, mentre la topologia si occupa delle proprietà geometriche che rimangono invarianti sotto trasformazioni continue. Tuttavia, i concetti e i metodi di entrambi i campi possono intersecarsi e integrarsi in diversi contesti di studio.